Tu faresti pubblicità sul Televideo?

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Parto subito dalla risposta che può sembrare ovvia e scontata: No. Del resto nel tempo in cui regna sovrano l’iphone, in cui la tecnologia permette di tenere un comizio politico con un ologramma che parla su un palco al posto dell’autore originale, investire soldi in pubblicità su un mezzo tecnologico così obsoleto come sembra oggi il Televideo potrebbe apparire la decisione giusta.  In realtà, se analizzo meglio la cosa, qualche dubbio mi sovviene: sto risparmiando dei soldi o sto perdendo una buona opportunità per aumentare la visibilità del mio brand?

Un po’ di amarcord

Faccio una premessa e po’ di amarcord. Tutti noi usiamo quotidianamente il termine Televideo per indicare il servizio interattivo che troviamo sui canali Rai, Mediaset e su molte reti private locali, schiacciando un bottone del nostro telecomando e accedendo a quella schermata con un indice e molte notizie.

In realtà stiamo parlando del servizio di teletext, perché il nome Televideo è stato coniato dalla Rai  e riguarda esclusivamente il teletxt presente sul broadcast di viale Mazzini.

Teletext indica un servizio che contiene, mediamente, oltre 80.000 pagine di informazione. Ma con la massiccia diffusione di internet il teletext ha iniziato a scendere sia come appeal, sia come utilizzo quotidiano.

Cosa pensano i “millennial” del Televideo?

Forse qualche giovane “Millennial” non sa nemmeno di cosa stiamo parlando quando usiamo la parola Televideo, ma bisogna ammettere che il teletext ha rappresentato una grande innovazione a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, in una stagione in cui internet era ancora molto distante dall’uso comune e commerciale che ne facciamo oggi.

C’è anche da dire che negli ultimi anni sono spariti i “teletext” di molte televisioni locali, complici gli aumenti dei costi, la riduzione del personale e l’avvento del digitale terrestre che ha letteralmente spostato le piccole tv sulle frequenze più remote e quasi “introvabili” del nostro telecomando.

La Rai (e in misura minore Mediaset) rappresentano le due grandi eccezioni nel panorama televisivo nazionale, anche grazie al peso economico che rappresentano  nel mercato delle telecomunicazioni.  La possibilità di continuare a fornire un servizio d’eccellenza investendo tempo e risorse, ha trasformato le loro pagine in una vera e propria agenzia di stampa attiva 24 ore al giorno. La Rai non a caso, ha affidato la gestione dei contenuti del Televideo alla testata “Rai News 24”, che si occupa di informazione a ciclo continuo.

I numeri non mentono mai, nemmeno sul Televideo

Ovviamente restano sul piatto tutti i limiti grafici e di spazio con cui il Televideo convive fin dalla sua nascita. Un uso, come detto, sempre minore. Un calo drastico negli ultimi anni, anche se tutto non è poi così da buttare (fonte Sipra: www.sipra.it). In televisione l’inserimento dei messaggi commerciali sui canali di Rai Televideo può avvenire sia nell’edizione nazionale sulle frequenze di Rai 1 e di Rai 2, ma anche nelle 21 edizioni regionali sulle frequenze di Rai Tre. La ricerca  evidenziava fino a qualche anno fa un utilizzo annuale del Televideo da parte di oltre 20 milioni di persone  per l’edizione nazionale e di circa 8 milioni sulle edizioni regionali.

Questi numeri si sono notevolmente ridotti negli ultimi anni, ma è anche vero che il Televideo rimane comunque un mezzo tecnologico non del tutto superato. E ora arriva la risposta al primo quesito. Se vuoi fare un’operazione di accrescimento della tua immagine a livello nazionale investire sul Televideo (ma non solo ovviamente!) può essere ancora una risorsa da tenere in considerazione. Ma ad una condizione: che il tuo pubblico di riferimento non siano soltanto i giovani “millennial”. Forse un po’ di pubblicità sul Televideo non è poi un’operazione così irrealistica e banale!

 

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