Buitoni… Un altro pezzo di Made in Italy che se ne va!

Buitoni… Un altro pezzo di Made in Italy che se ne va!

11 Gen 2022 - Comunicazione, Curiosità, Storie di successo

Buitoni… Un altro pezzo di Made in Italy che se ne va!

Negli anni Novanta, quando gli influencer erano ancora “merce” rara e sconosciuta nel panorama pubblicitario, scommisero su un testimonial “Eccezionale veramente…” come Diego Abatantuono, per arrivare poi a metà degli anni Duemila a proiettare sul piccolo schermo addirittura Joe Bastianich, giudice storico di Masterchef e imprenditore di successo nel settore della ristorazione in Italia e negli Stati Uniti. Ma oggi, dopo un cammino incredibile e lungo ben 190 anni, Buitoni ha alzato definitivamente bandiera bianca. I consumatori non troveranno più i suoi prodotti.

Ti ricorda qualcosa la frase “L’abitudine di cambiare” negli spot del marchio aretino leader nella produzione di pasta e prodotti da forno? La novità, come detto, è che da quest’anno il cambiamento ci sarà e sarà drastico, visto non vedremo più i prodotti negli scaffali e nei congelatori di botteghe e supermercati. E questa volta il Covid c’entra davvero poco. Ma si tratta di diritti e quindi d costi!

La concessione da parte della multinazionale Nestlé, detentrice del logo dalla fine degli anni Ottanta, al gruppo Newlat Food Spa (che acquisì il marchio dello stabilimento dello storico pastificio) non è stata confermata. Una scelta, quella di abbandonare il marchio Buitoni, motivata dalla volontà di puntare su linee proprie come Delverde (che ha al momento un posizionamento più alto sul mercato), ma anche dall’elevato costo delle royalties versate nelle casse di Nestlè. E così, nonostante che Buitoni rappresentasse ancora un importante 16% del fatturato totale del gruppo, Buitoni cesserà di esistere.

Cosa resterà di Casa Buitoni?

Cosa rimarrà di questo incredibile percorso aziendale? Sicuramente molta nostalgia tra i tanti consumatori delusi e spaesati. Fisicamente resterà comunque la storica sede di Sansepolcro, fondata nel 1827 da Giulia e Giovanbattista Buitoni. L’ormai ex sede Buitoni continuerà, infatti,  la produzione di prodotti ma con marchi alternativi del gruppo.

Ovviamente non sarà la stessa cosa, né come prima. Un altro pezzo di Made in Italy, almeno nel cuore della gente, soprattutto per quanto riguarda la riconoscibilità del marchio, (a tal proposito se ti piace puoi vedere i nostri progetti di comunicazione) che se ne va.

Qualche aneddoto storico… (fonte Buitoni)

Tutto iniziò nel 1827 a Sansepolcro in provincia di Arezzo, con mamma Giulia e Giovanni Buitoni. La capostipite di casa Buitoni era così brava a fare la pasta in casa che ben presto i suoi prodotti cominciarono ad essere richiesti nei paesi vicini e, poi, sempre più lontano. Nel 1870 Giovanni Buitoni diede l’impronta d’industria alla piccola bottega messa su dai suoi genitori. Il pastificio, tra l’altro, vinse un importante riconoscimento: la Medaglia d’Oro all’Esposizione Internazionale di Parigi.

Nel 1879  la ditta viene chiamata “Gio. & F.lli Buitoni” ed il suo primo marchio fu costituito da una stella con l’acronimo della denominazione.

Poi nel 1884 viene presentata la pastina glutinata. Su alcune etichette dell’epoca comparivano dei certificati ed attestati rilasciati dalle autorità mediche dell’epoca e anche il gradimento della casa Reale.

Nel primo ‘900

Agli inizi degli anni Trenta Federico Seneca (cfr. Perugina) disegna il nuovo marchio caratterizzato da lettere maiuscole e corpose:  questo marchio avrà una vita molto lungo, visto che rimarrà per ben 40 anni.

Il 1969 è l’anno della fusione con la Perugina e, nello stesso anno, la creazione delle “Industrie Buitoni Perugina” con un proprio marchio.

Gli anni Ottanta e il passaggio alla Nestlé

Nel 1985 il marchio Buitoni viene ristrutturato graficamente ed il nome inserito in una cornice ovoidale gialla e rossa. Tre anni dopo, nel 1988, la Buitoni viene acquisita dalla Nestlé e due anni l’acquisizione fu disegnato un nuovo marchio caratterizzato dal lettering graziato e capitalizzato nonché dalla sottolineatura come garanzia di genuinità per il consumatore.

 

 

 

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